Perché si utilizzano i paracapezzoli? Si possono togliere oppure una volta iniziato con quelli occorre continuare così? Sono tante le domande intorno a questo strumento, cerchiamo insieme di fare chiarezza in questo articolo. Passo dopo passo.
Cosa sono i paracapezzoli e a cosa servono?
I paracapezzoli sono dispositivi che imitano la forma del capezzolo materno. Si possono trovare in commercio in vari materiali, come il silicone e il caucciù. Possono essere utilizzati come risposta a specifiche esigenze, da valutare con un’esperta o un esperto nell’allattamento.
I paracapezzoli non sono né buoni né cattivi: sono uno strumento neutrale e, in quanto tale, possono essere benefici quando c’è una reale necessità e possono essere controproducenti se non c’è un reale bisogno. Nascono come stampella per supportare alcune difficoltà di allattamento, in attesa che la motivazione che ha determinato la loro presenza venga individuata e supportata con competenza.
In casi specifici, la forma e la struttura dei paracapezzoli può agevolare l’attacco e il mantenimento di un aggancio saldo e, in talune circostanze, via via che passa il tempo può subentrare una componente di abitudine.
« Me li hanno dati in ospedale perché fatica ad attaccarsi » Alcune volte viene veicolata l’immagine di una poppata più efficace, veloce e senza ragadi proprio in virtù del paracapezzoli. A volte ancora viene consigliato prima della nascita perché « hai i capezzoli piatti, ne avrai bisogno ».
Si arriva davvero preparate all’avvio dell’allattamento?
Poche persone possono dire di averlo fatto. I motivi sono molteplici:
- la convinzione che l’allattamento sia un atto puramente istintivo;
- l’umano concentrarsi sul qui ed ora (gravidanza) senza pensare al dopo;
- la frequentazione di corsi sull’allattamento non del tutto adeguati.
L’allattamento è in parte un istinto e in parte un’arte appresa, ma spesso mancano le giuste conoscenze:
- è sicuramente utile sapere come si presenti un attacco esterno adeguato ma non è tutto! Dobbiamo considerare anche cosa succede dentro la bocca (come funziona il movimento della lingua e il fatto che certi bambini addirittura serrino le gengive);
- sapere quanto un bambino stia al seno non ci dice nulla. La suzione può essere nutritiva o non nutritiva. Questo fa capire se il bambino stia effettivamente mangiando o no;
- preparare i capezzoli non serve, sono già pronti. Le ragadi non si prevengono con le creme, ma evitando che l’azione meccanica di sfregamento le provochi;
- riuscire ad allattare non è questione di fortuna. La produzione di latte è un apparato robusto, ben impostato e non un fiore delicato.
Come togliere il paracapezzoli senza stress?
Fatta questa premessa, prima di iniziare questo processo, è molto importante sapere che togliere i paracapezzoli può richiedere tempo e pazienza. Il processo può essere di due passi avanti e uno indietro, per un po’.
Nel migliore dei casi, quando tutto è ottimizzato (non ci sono ostacoli o aspetti ancora da individuare o gestire) si stima una tempistica indicativa di 2 settimane, ma potrebbe volerci anche di più. La pazienza è la tua migliore amica.
L’altro fattore da tenere in considerazione, prima di iniziare, è che la presenza di paracapezzoli potrebbe mascherare una difficoltà di attacco o una non piena funzionalità anatomica che deve ancora essere affrontata.
Togliere i paracapezzoli in 10 passi
Qui di seguito troverai alcuni consigli per togliere i paracapezzoli senza stress. Ho seguito per lo più un ordine cronologico, ma non tutti i passaggi/suggerimenti si applicano a tutte le persone.
Il mio è un invito a leggere prima l’intero elenco, ma solo dopo decidere quali suggerimenti si possano applicare alla tua unica e specifica situazione. E, ricorda, sono solo spunti teorici!
- Favorisci quanto più contatto pelle a pelle possibile, anche quando il bambino non sta poppando. Questo aiuta a ricollegare il cervello del/la tuo/a bambino/a e può aiutarlo/a ad attaccarsi senza il paracapezzolo. Il contatto pelle a pelle può fare una grande differenza ai fini del tuo obiettivo e per supportare il vostro benessere e la vostra serenità;
- Presta attenzione ai suoi primi segnali di fame. Che ne dici di provare ad attaccarla/o appena sveglia/o? Il relax del dormiveglia può essere un valido alleato;
- Allatta a richiesta. Dimentica l’orologio e fidati della tua bambina/del tuo bambino! Quando stai lavorando per togliere i paracapezzoli (o su ottimizzare altri aspetti del vostro allattamento) considera che le poppate potrebbero momentaneamente aumentare e potresti avvertire anche una sorta di “montata lattea”;
- Osserva il tuo bambino: può essere che, a fronte del cambiamento, mostri qualche segnale di irrequietezza o disappunto. Quanto a lungo “insistere”? Solo tu puoi sapere qual è il punto di massima tolleranza per voi, quel punto di incontro tra le sfumature emotive tipiche del “tentativo” e la necessità di fermarsi perché in quel momento “è troppo”. Se provate frustrazione, rimetti il paracapezzolo e, con serenità, riprova la volta successiva;
- Fai una leggera spremitura e metti qualche goccia di latte sul capezzolo prima di provare ad attaccarlo. Se stai usando la formula, puoi fare lo stesso;
- Parla dolcemente alla tua bambina/al tuo bambino e incoraggialo. La tua voce è un porto sicuro, rinfrancante e rassicurante! Anche se l’attacco non sta andando bene, continua a usare un tono positivo. Dì al tuo bambino che sta facendo un ottimo lavoro, che siete una squadra e che lo farete insieme. È puramente aneddotico, ma ho notato che le mamme che incontro e che parlano ai loro bambini mentre si sta lavorando sull’attacco, tendono a vivere un momento più sereno e soddisfacente;
- Usa la mano per modellare il seno. Conosci la tecnica flipple? No! Te ne parlo poco più sotto!
- Se i tuoi capezzoli sono introflessi o piatti, puoi provare a:
- Usare il tiralatte o stimolare il sottovuoto per un paio di minuti prima di attaccare il bambino per tentare di estroflettere maggiormente il capezzolo o sfruttare l’azione del freddo per indurire il capezzolo (attenzione: non applicare ghiaccio direttamente su di esso).
- Se il tuo seno è molto teso/pieno il tuo bambino può faticare ad attaccarsi: usa la pressione inversa ammorbidente prima di attaccarlo, che si effettua premendo alla base del capezzolo in modo costante verso l’interno per almeno 60 secondi;
- Se il bambino si rifiuta di attaccarsi senza paracapezzolo, puoi valutare di attaccarlo con esso all’inizio della poppata per poi provare a sfilare il paracapezzolo. Ci sono casi in cui questo movimento veloce ha funzionato quasi come un incantesimo!
Allattamento: modellare il seno con la tecnica flipple?
Scopri come questa semplice manovra può facilitare la poppata e prevenire ingorghi. Il capezzolo, durante la poppata (o l’estrazione con tiralatte) aumenta di circa 2-3 volte la sua lunghezza, raggiungendo così la parte posteriore della bocca del bambino dove si colloca il palato morbido. Per determinare un trasferimento ottimale di latte, il bambino si attacca quindi ben oltre il capezzolo. L’attacco superficiale al capezzolo non solo non consente un adeguato trasferimento di latte, ma causa dolore/fastidio alla mamma.
In alcuni casi può essere utile aiutare il bambino ad ottenere un attacco profondo, per esempio stringendo delicatamente il seno e tirandolo indietro verso la gabbia toracica in modo che il bambino possa prendere una grande boccata di tessuto mammario.
Bisogna “arrotolare” con la mano (e il relativo movimento del polso) la parte del seno vicino all’areola di modo da porgere in modo stabile il seno al bambino. Quando la sua bocca si spalanca, occorre premere sul seno appena sopra il capezzolo, con un dito che corre parallelamente al labbro superiore del bambino. Questo movimento farà inclinare il capezzolo verso l’alto e contribuirà a far “rotolare” più seno nella bocca del bambino.
Mamma, ricorda che… anche con i paracapezzoli, l’allattamento è un successo!
Se tu o il bambino vi sentite sopraffatti, fermatevi. Riprova alla prossima poppata, domani o quando ti sentirai più pronta. Allattare richiede tempo e pazienza! Stai facendo un ottimo lavoro.

Grazie infinite per questi suggerimenti. Avevo bisogno di incoraggiamenti positivi. Proverò.
Ne sono tanto felice! Un abbraccio